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“Come ti abbraccia la paura.
In questi giorni, il cielo ha un colore malato, un sole opaco, nuvole grasse.
Quei palazzi che conoscevamo, adesso sono tristi, grigi e crudeli, e i loro spigoli ti graffiano la vista.
Questa paura ti ingolfa, ti assopisce, è nebbia.

Questo è il virus . Il suo volto può essere quello di ciascuno di noi. Siamo esiliati in atolli dai tratti familiari, tramutati in carceri che ci somigliano.

Guardiamo gli uni agli altri con sospetto, terrorizzati dall’altro. Il viso di un infetto non è diverso dagli altri.

Per questo progetto, ho chiesto ad amici e parenti di ritrarsi, senza ostentare né mascherarsi.

Per chi volesse contribuire, basta inviarmi in privato uno scatto (un selfie), mostrando lo sfondo che preferisce e che rappresenti di più il suo stato fisico e mentale.

La mia idea è di mostrarci ancora una volta tutti uguali e simili, come siamo, anche in questo momento che non immaginavamo arrivasse.
Un domani, sarà una testimonianza, per adesso, spero sia uno specchio.”

cit. Kaey – Roma, Marzo 2020

Durante la quarantena indetta dal governo italiano a seguito dell’emergenza sanitaria provocata dal virus Covid – 19, milioni di bambini, donne e uomini si sono scoperti imprigionati.

La prigione non è necessariamente l’edificio nel quale si è costretti a vivere, ma anche l’improvvisa presa di coscienza di non essere mai al sicuro.

La minaccia esiste ed è reale, ma non ha un volto, non esiste un colpevole da perseguire. Sono tutti potenzialmente in pericolo e tutti sono potenzialmente il virus.

Nelle rare occasioni in cui è consentito uscire di casa, ogni passante acquista un aspetto minaccioso.

In quest’opera, il virus è rappresentato da un volto che esplode e si espande verso l’esterno. Su questo vengono proiettati dei volti.

In corso di lavorazione, l’artista ha chiesto a chiunque volesse partecipare di ritrarsi nella propria casa, nella maniera che preferisse, per poi proiettare le immagini raccolte sulla scultura/virus.

Tra le proiezioni ci sono espressioni sorridenti, sofferenti, frammentate, impaurite.

L’obiettivo è quello di far riflettere poiché ora più che mai siamo tutti uguali, siamo tutti rinchiusi, siamo tutti sani, siamo tutti infetti.

Non esiste un nemico reale. Il virus prende tutti, non fa distinzioni.